FISSP
Federazione Italiana
Societa' scientifiche di psicologia
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EUROPEAN INTERNATIONAL INSTITUTE EMERGENCY PSYCHOLOGY - E.I.I.E.P ISTITUTO
EUROPEO INTERNAZIONALE DI PSICOLOGIA DELL’EMERGENZA - I.E.I.P.E. Via Tagliamento 76 – 00198 Roma - Italy Tel.+39 06 85351863 fax +39 06 8549853 Al Presidente Ordine degli psicologi del Lazio Emanuele Morozzo Della Rocca
PROPOSTA
DI UN CORSO DI FORMAZIONE PER PSICOLOGI
SU:
LA PSICOLOGIA DELL’EMERGENZA
Viviamo in un Paese particolarmente colpito dai
rischi ambientali in riferimento sia
alle catastrofi che agli incidenti. Ma solo negli ultimi anni sono
aumentate moltissimo le richieste di interventi educativi di prevenzione
relativi alla gestione dell’emergenza nelle scuole, le richieste da
parte di Enti pubblici o privati di avere un sostegno da parte di
esperti per sostenere le popolazioni colpite da catastrofe, richieste da
parte dei soccorritori di
essere sostenuti nel loro lavoro quotidiano. Tutto questo perché
finalmente ci si è resi conto quanto sia fondamentale per la
sopravvivenza avere psicologi formati per attuare strategie di
prevenzione, soccorso, sostegno alle vittime ed ai soccorritori.
L’aumento delle richieste ha evidenziato che il numero di psicologi
formati, in quest’ambito, è esiguo tanto è vero che è aumentata la
richiesta da parte dei colleghi di ricevere una formazione in psicologia
dell’ emergenza. D’altra parte ormai si è continuamente esposti,
anche attraverso le immagini dei mass media a un bombardamento di
situazioni traumatiche che può creare uno stato di ansia generalizzato
nella popolazione soprattutto nei soggetti “deboli”. E’
importante parlare sopratutto di “emergenze ambientali”
in quanto si ritiene che i grandi rischi
e gli incidenti hanno un importante
comune denominatore: quello del rapporto dell’uomo con l’ambiente in cui vive,
ed il rischio che tale rapporto comporta. Sia
l’incidente che la calamità, soprattutto quella antropica, segnano
l'incapacità dell'individuo di dominare l'ambiente che lo
circonda e di gestirne le conseguenze. Il ritardo nel nostro Paese del
"dominio sociale" su tali eventi
è, non a caso, analogo, visto che siamo il primo paese in
classifica nel mondo per morti per catastrofe e uno con la più alta
mortalità per incidente d'Europa. Per
questo abbiamo accomunato nell'unica categoria epistemologica di " psicopedagogia del rischio ambientale
" gli interventi preventivi rivolti alla popolazione per renderla
capace di fronteggiare tanto i grandi eventi calamitosi che gli eventi
infortunistici. Riteniamo che la formazione degli operatori e dei
volontari debba riguardare tanto le tecniche di prevenzione e gestione
delle emergenze puntiformi che quelle d’intervento nelle calamità.
Sia nelle calamità che negli incidenti, infatti, il soccorritore deve
adottare strategie mentali di tipo cognitivo ed affettivo abbastanza
simili: controllo del panico, misure di primo soccorso, gestione dello
stress, ecc. La
proposta formativa che abbiamo elaborato in questi anni può essere
riassunta come proposta di educazione emotiva nei confronti delle
dimensioni rischiose dell’esperienza umana. Una dimensione essenziale
della formazione, che ha a che fare con l’educazione di sentimenti
come la paura, la rabbia, il coraggio, la ricerca dell’avventura, la
trasgressione, il rapporto con la morte. L’individuo può essere
aiutato a neutralizzare l’esperienza traumatica dell’incidente se può
imputarla non al caso, o alla fatalità, o alla malasorte, ma, senza
colpevolizzarsi eccessivamente, alla propria responsabilità, quasi
sempre presente seppur in misura variabile. Nello stesso modo la comunità
colpita da una calamità deve essere aiutata a comprendere che per
quanto naturale, la calamità denuncia sempre (oggi più che mai) la
responsabilità dell’uomo. Di tale responsabilizzazione abbiamo
bisogno per tanti motivi (prevenire le cause, prepararsi
all’emergenza, modificare la percezione di questi eventi, mobilitare
l'impegno ricostruttivo, ecc.). Una catastrofe ambientale
inevitabilmente comporta una catastrofe psichica tanto per chi è stato
colpito che per chi si offre come soccorritore. Da
tale consapevolezza è emersa la necessità di
affrontare la preparazione e la formazione
di tutti coloro che intervengono durante le calamità per
prevenire i problemi che i
soccorritori possono subire nell'affrontare situazioni di sofferenza
forti e prolungate.
Presidente
- Antonio Lo Iacono
Vicepresidente Direttore - Mario
Troiano Consigliere
- Rita
Di Iorio- Centro Alfredo Rampi Onlus, Presidente
del Comitato Scientifico Internazionale - Nila Kapor Stanulovic- Università
di Novi Sad, Consigliere- Loredana Petrone - Medicina Sociale
Università “La Sapienza”, Consigliere - Gianmarco
Sardi Lutheran Medical Center -New York University,
Consigliere -
Ketty Tirzi - Sintax
Error Per
quanto riguarda l’Area della Prevenzione, portata avanti soprattutto
da Psicologi e Psicoterapeuti specializzati del nostro Istituto che
afferiscono dal Centro “Alfredo Rampi”, si attiverà con le seguenti
modalità: a-
l'area dell'educazione dei ragazzi : relativa all'apprendimento del corretto
comportamento in caso di emergenza nelle scuola (dalla scuola materna
alla scuola media superiore); b-
l'area dell'esercitazione : relativa alla gestione emotiva dell’emergenza; c-
l'area della formazione degli adulti : relativa alla formazione degli
"esperti di educazione al rischio ambientale",
dell'aggiornamento degli insegnanti
, della formazione dei volontari di protezione civile , della formazione
degli psicologi; d-
l’area della ricerca: relativa allo studio della percezione del rischio,
la motivazione al rischio e delle diverse risposte individuali in caso
di emergenza, alla sperimentazione delle strategie didattiche
(per le diverse fasce d’utenza coinvolte) per la prevenzione
del rischio. e- l'area del
lavoro di rete con le associazioni che svolgono interventi di
sostegno sanitario e sociale in caso di emergenza e con le istituzioni
che si occupano di psicologia dell’emergenza. Comunque
a nostro avviso l’intervento di sostegno psicosociale alle popolazioni
non deve essere realizzato
solo dagli psicologi, può essere svolto anche da volontari , anche se
in forma diversa e meno specialistica, in quanto sono i primi ad
arrivare sul luogo dell’emergenza e sono gli unici che entrano in
contatto con tutta la popolazione colpita. Allo psicologo dovrebbe
essere riservata non solo l’area
di prevenzione rivolta ad età differenti ed in contesti differenti ma,
sopratutto se è anche psicoterapeuta formato in psicologia
dell’emergenza, l’intervento con le persone più traumatizzate e
l’intervento di contenimento del gruppo dei soccorritori. Ecco perché
è importantissima un’adeguata preparazione degli psicologi che pur
avendo una buona preparazione in psicologia clinica e psicoterapia non
hanno esperienze specifiche di emergenza dove l’intervento è
rapidissimo, delicato, molto complesso, con un’infinità di variabili
in un contesto spesso permanentemente stressante anche per i più
esperti. Non a caso, anche gli psicologi dell’emergenza più
“incalliti” hanno spesso bisogno di supervisione per affrontare
profondi coinvolgimenti emotivi (vedi operatrici madri che intervengono
sulla disperazione di altre madri, per esempio) e per evitare rischi di
burn out. Queste considerazioni spiegano perché si crede opportuno
programmare un corso di formazione in Psicologia dell’emergenza
in collaborazione (o con il patrocinio) con dell’Ordine degli
psicologi del Lazio. Questo
corso è
proposto dall’Istituto Europeo Internazionale
di Psicologia
dell’Emergenza, European International Institute Emergency
Psychology (E.I.I.E.P.) un Istituto che ha la finalità di: -
mantenere il collegamento tra le società , le associazioni, i
centri, gli enti che si occupano di
psicologia dell’emergenza in Italia e negli
altri paesi soprattutto a livello europeo -
promuovere ricerche specifiche su questo tema (ed altri ad esso
correlati), cercando dei codici in comune, socializzando esperienze
diverse per acquisire un know how esteso che possa arricchire la
professionalità degli operatori dell’emergenza -
trovare delle linee guida nazionali ed internazionali
attraverso convegni, commissioni, gruppi di lavoro, sperimentazioni
utili a stimolare e mantenere buoni standard professionali -
trovare strumenti di comunicazione interna, anche molto rapidi
(riviste, newsletters, mailing list, teleconferenze) tra le diverse
situazioni, in Italia e all’estero, che si confrontano con le
emergenze -
valorizzare la specificità delle società aderenti (e non),
coinvolgendo gli enti e le associazioni più idonee ad affrontare
specifiche emergenze -
studiare e applicare dei moduli formativi e di aggiornamento per
gli operatori dell’emergenza in vari settori
dove possano partecipare le società, le associazioni, gli enti e
i professionisti più qualificati in ambito nazionale e internazionale -
organizzare un osservatorio permanente sulla psicologia
dell’emergenza dove si possa monitorare in modo aperto,
trasparente e interattivo la situazione generale riguardo al fenomeno
(stima del fabbisogno, progetti pilota, sperimentazioni, proposte di
prevenzione), affinché possa essere uno strumento utile ai cittadini,
agli operatori e agli enti preposti alla gestione delle emergenze. Perciò
l’Istituto oltre che operare già in vari contesti (Ministero
dell’Interno - Dirigenti Vigili del
fuoco, ADR, FFSS, Amministrazione Provinciale di Roma, etc.) si è
collegato ed è entrato in contatto con molte istituzioni e operatori di
diverse esperienze, in Italia e all’estero, per cominciare a
testimoniare praticamente le buone pratiche e i bisogni più urgenti in
questo campo che per buona parte è ancora terra di nessuno. In attesa di un
riscontro per l’organizzazione nei dettagli del Corso, si inviano
i più cordiali saluti. Roma 5/11/2002
Il Presidente
Presidente - Antonio
Lo Iacono
Vicepresidente
Direttore
- Mario Troiano Consigliere
- Rita
Di Iorio- Centro Alfredo Rampi Onlus, Presidente del
Comitato Scientifico Internazionale - Nila Kapor Stanulovic- Università di
Novi Sad, Consigliere- Loredana Petrone - Medicina Sociale Università “La
Sapienza”, Consigliere - Gianmarco Sardi Lutheran Medical Center -New York
University, Consigliere - Ketty Tirzi - Sintax
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